1° concilio di Costantinopoli (381) : L'Incarnazione, lo Spirito Santo, Maria vergine

Constantinopoli : lo Spirito Santo e la Vergine Maria

La vera fede conduce alla vera preghiera.

Il simbolo del Concilio di Costantinopoli I, riunito dall'Imperatore Teodosio nel 381, per le sole chiese orientali di lingua greca, fu riconosciuto come formula di fede a carattere universale nel concilio di Calcedonia.

Il concilio fu riunito per risolvere le due grandi questioni che tra vagliavano le chiese greche alla fine del 4° secolo :

 

- Risolvere definitivamente la residua polemica con gli ariani. Per questo :

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,

unigenito Figlio di Dio,

nato dal Padre prima di tutti i secoli:

[Dio da Dio], Luce da Luce, Dio vero da Dio vero,

generato, non creato, della stessa sostanza del Padre;

per mezzo di lui tutte le cose sono state create.

Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo

per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria

e si è fatto uomo.

 

- Chiarire l'origine e la natura divina dello Spirito Santo, contestata dai Macedoniani.

Credo nello Spirito Santo,

che è Signore e dà la vita,

[versione greca :] e procede dal Padre,

[versione latina :] e procede dal Padre e dal Figlio,

e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato,

e ha parlato per mezzo dei profeti.

 

La formula mariana

Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.


La formula mariana del Costantinopolitano I, nella sua versione letterale latina dall'originale greco, suona: "Et incarnatus est de Spiritu Sancto et Maria virgine".

 

La formula è un'aggiunta esplicativa ad un articolo cristologico del simbolo, ed è preceduta da articoli dichiaranti la divinità di Cristo e la finalità salvifica del suo discendere da Dio ; diventa come la chiave di volta per far comprendere le modalità dell'umanizzazione del Verbo e le tappe storiche della sua missione salvifica per gli uomini. Non è quindi un discorso diretto ed autonomo sulla maternità verginale di Maria, e questo spiega la povertà espositiva della dottrina dell'inciso.

 

Tuttavia l'asserzione sulla funzione materna di Maria nell'Incarnazione del Figlio di Dio è esplicita e sicura.

"de Spiritu sancto et Maria virgine". La preposizione causale nel testo greco non articolata, rapporta e congiunge l'azione espressa dal verbo (incarnatus est ) allo Spirito Santo ed a Maria Vergine, allo stesso modo, come ad un unico principio composto, divino ed umano.

 

"Spiritu Sancto", nell'originale greco, è senza l'articolo che potrebbe legittimare con sicurezza il riferimento specifico della terza Persona della santissima Trinità. Tuttavia niente impedisce di pensare che, data la chiarificazione sullo Spirito Santo avutasi nel Costantinopolitano I, quei padri intendessero già dargli un significato più precisamente personalistico.

 

"Maria virgine", la persona di Maria risulta grammaticalmente e dottrinalmente congiunta con lo Spirito Santo, come co-principio umano dell'Incarnazione e della umanizzazione del Figlio di Dio per la salvezza dell'uomo.

 

Estremamente significativo è il termine Vergine. E legato alla persona di Maria come apposizione, non come aggettivo o attributo. Sintatticamente, infatti, il testo greco suona : "Maria la Vergine", e dottrinalmente indica la caratteristica essenziale, l'elemento significativo dell'apporto umano all'Incarnazione.

 

In parole breve

La formula mariana del Costantinopolitano I ha il valore di esprimere solennemente la funzione materna avuta da Maria nell'Incarnazione del Figlio di Dio in quanto tale ; essa è anche rapportata alla finalità stessa dell'Incarnazione, cioè il Figlio di Dio s'è incarnato da Maria vergine, "per gli uomini e per la loro salvezza".

 


Salvatore Meo (†)

Estratti di S.MEO, articolo Madre di Dio, nel Nuovo dizionario di mariologia, a cura di de Fiores, ed. san Paolo 1985, p.731-733