Culto e consacrazione mariani (Damasceno)

Culto e consacrazione mariani (Damasceno)

Abbiamo l'impressione talvolta che le preghiere di consacrazione, o atti di affidamento mariani sono recenti: che risalgono a Giovanni Paolo II, oppure a Fatima, o alla scuola francese di spiritualità. No, sono risalgono ai padri della Chiesa. E la scuola francese di spiritualità si ispirava ai padri della Chiesa!

 

Venerazione di Maria, - Adorazione di Dio

Giovanni Damasceno introduce una distinzione molto chiara tra culto di adorazione o latria, dovuto solo a Dio, e culto di venerazione e di rispetto che si deve nutrire verso la Vergine santa.

 

"Noi, per i quali l'oggetto dell'adorazione (latreuomenon) è quel Dio non venuto dal non-essere all'essere, ma che esiste sempre e da sempre, al di sopra di ogni causa, parola e concetto di tempo come di natura, onoriamo (timomen) e veneriamo (sébomen) la Madre di Dio, senza attribuir le l'eterna generazione della sua divinità."(1)

 

Il culto di venerazione deve essere esteso anche alle icone della Vergine.

 

Sovrana... consacrandoti mente, anima, corpo e tutto il nostro essere

Giovanni Damasceno ha suggerito una forma di devozione mariana che sembra molto vicina all'idea di consacrazione alla beata Vergine, come viene intesa e praticata nella pietà mariana contemporanea :

 

"Anche noi oggi ci accostiamo a te, o Sovrana; sì, lo ripeto, Sovrana, Madre di Dio e Vergine, legando le nostre anime alla tua speranza come ad un ancora saldissima e del tutto infrangibile, consacrandoti (anathémenoi) mente, anima, corpo e tutto il nostro essere e onorandoti, per quanto ci è possibile, con salmi, inni e cantici spirituali..." (2)

 

Il verbo greco anatithemi, usato da Giovanni Damasceno tra i suoi molti significati, vuol dire anche: dedicare, consacrare, fare qualche offerta, sempre in un contesto religioso. Perciò esprime bene il gesto di un servitore e devoto di Maria che offre se stesso, interamente, alla sua Signora e Regina.

 

Naturalmente questo atto non ha come fine ultimo Maria, bensì mira più in là, a Dio stesso, come lo stesso Giovanni Damasceno precisa:

 

"Volgi lo sguardo verso di noi, o nobile Sovrana, madre del buon Sovrano ; governa e dirigi tutto quello che ci riguarda a tua discrezione, trattenendo gli impeti delle nostre vergognose passioni, guidandoci al porto senza tempeste della divina volontà, stimandoci degni della futura beatitudine e della dolce illuminazione al cospetto del Logos di Dio, che da te si è incarnato.

Con lui, al Padre, gloria, onore, forza, maestà e magnificenza, nella compagnia dello Spirito Santissimo, benevolo e vivificante, adesso e sempre e nei secoli dei secoli. Amen"(3).

 

 


[1] Giovanni Damasceno Homilia in Dormitionem II. 15, 744A

[2] Giovanni Damasceno Homilia in Dormitionem I, 14, PG96, 720 CD.

[3] Giovanni Damasceno Homilia in Dormitionem I, 14, PG96, 721 AB.

 

L.Gambero