Ap 12 e Genesi 3, 15

Genesi 3,15 e Apocalisse 12

« Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra » (Ap 12,9) fa riferimento al serpento di Genesi 3.

 

Il capitolo 12 dell’Apocalisse fa eco a Genesi 3,15 : una Donna e la sua discendenza sono in combattimento contro Satana, e sono vittoriosi.

 

Genesi 3, 15 offre tre traduzioni possibile, le quale giungono più o meno al libro dell'Apocalisse.

 

La Bibbia di Gerusalemme corrisponde al testo ebraico.

« ...Esso [= seme] ti schiaccerà la testa, mentre tu insidierai il suo calcagno.» (Gen 3,15)

È noto che secondo il testo ebraico chi schiaccerà il capo al serpente sarà non la donna, ma il seme di lei. Chi dobbiamo discernere in questo seme o discendenza, che riporta vittoria definitiva ? Una collettività (il 'seme' della casa reale di Davide ?), un gruppo ? oppure un individuo ? Le risposte sono esitanti. Sta comunque il fatto che la sconfitta del serpente è mortale, dal momento che gli viene schiacciata la testa.

 

Gen 3,15 nella versione greca dei Settanta.

(sec. III-II a.C.) attesta chiaramente l'aspettativa di un messia-persona. Infatti traduce così Gen 3,15 nella parte finale: « Egli ti schiaccerà il capo » col pronome greco "egli" maschile ma riferito al sostantivo "seme", il quale in greco è neutro (tà sperma). Il traduttore avrebbe dovuto usare il pronome neutro[1]. La mancata concordanza tra il pronome greco di terza persona maschile "egli" e il sostantivo neutro "seme" conferma che per i giudei che leggono la versione dei Settanta il messia era un individuo, una persona singola, non un popolo in genere.

 

Un Targum

Gen 3,15 nella versione aramaica del targum palestinese traduce Gen 3,15 in maniera parafrastica, cioè non del tutto alla lettera, ma con aggiunte libere. L'elaborazione di questo targum suona così nella recensione chiamata dello pseudo-Gionata:

« Io porrò inimicizia fra te e la donna, fra i discendenti dei tuoi figli e i discendenti dei suoi figli. E avverrà che quando i figli della donna osservano i precetti della legge [mosaica], ti prenderanno di mira e ti schiacceranno la testa. Quando invece si dimenticano dei precetti della legge, sarai tu ad insidiarli e morderli al calcagno. Tuttavia, per essi vi sarà un rimedio, mentre per te non vi sarà rimedio. Essi troveranno una cura [?] per il calcagno nel giorno del re messia »[2].

 

Il "seme" della donna è interpretato in senso collettivo e personale allo stesso tempo ; sono, infatti, coloro che osservano (o non osservano) la legge di Mosè. Siamo perciò nell'ambito del popolo d'Israele, per il quale vi sarà salvezza irreversibile contro le insidie del serpente con l'apparizione del messia. In pratica, allora, la donna della Genesi e la sua discendenza vengono a identificarsi con la comunità d'Israele in cammino verso la redenzione messianica, più semplicemente: il popolo eletto col suo messia. Non siamo lontani dal messaggio di Ap 12.

 


[1] R.MARTIN, The earliest Messianic Interpretation of Gen 3.15 in Journal of biblical Literature 84 (1965) 425-427

[2] R. Le DEAULT, Targum du Pentateuque I. Genèse, Cerf, Paris, p.93-95

 


cf. Aristide SERRA, “Bibbia”, Nuovo dizionario di mariologia, a cura di De Fiores, San Paolo, Turino 1986, p.265-272,

 

cf. Aristide SERRA, La Donna dell’Alleanza, Prefigurazioni di Maria nell’Antico Testamento, Messaggero di sant’Antonio – editrice, Padova 2006, p. 252-259 (www.edizionimessaggero.it).

- cf. F. BREYNAERT, A l’écoute de Marie, Tome II, Brive 2007 (diff. Mediapaul) p.226-239.

 

A. Serra