Maria e il battessimo di Gesù

« È mistero di luce innanzitutto il Battesimo al Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa 'peccato' per noi (cfr 2Cor 5, 21), nell'acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr Mt 3, 17 e par), mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende. »

Giovanni Paolo II, Lettera apostoloca Rosarium Virginis Mariae, § 21

Maria non sembra presente nel in quel momento, ma comunica per tutta la sua vita al significato di questo avvenimento. Giovanni Paolo II ha fatto del Battessimo al Giordano il primo mistero della luce (del Rosario).

Di fatto, il Giordano ha un ruolo simbolico in quanto è la frontiera prima dell'entrata nella terra di Canaan (Giosuè 6). Immergersi nel Giordano è rifare simbolicamente tutto il percorso spirituale d'Israele, la chiamata di Dio, l'uscita dall'Egitto, il Sinai, il cammino nel deserto e il dono della manna per ogni giorno. 

Maria ha fatto personalmente questo percorso spirituale. Abbiamo paragonato l'Annunciazione e l'alleanza al Sinai. Maria si sa amata da Dio che si è chinato su di lei (Lc 1, 48). Si sa scelta da Dio che fa Alleanza con lei. Abbiamo paragonata Maria all'arca dell'alleanza. Maria si è messa cammino, con fiducia.

Il padre di Giovanni Battista, Zaccaria, è sacerdote nel tempio di Gerusalemme. Il fatto che il Battista viva nel deserto e battezzi nel Giordano indica che appartiene alle correnti ebraiche che aspettano un tempio non fatto da mano di uomo. Il suo atteggiamento è un atto di contestazione, una presa di distanza rispetto al tempio di Gerusalemme.

Si sa peraltro[1] che i movimenti ebraici che aspettano un tempio non fatto da mano di uomo aspettano anche un redentore personale che salverà il popolo dai suoi peccati e che sarà confermato dai miracoli o dalle voci celesti. Il racconto dell'Annunciazione (Lc 1, 26-38) colloca Maria in tale cornice, dunque in una certa affinità con il Battista.

Il fatto che al battesimo di Cristo lo Spirito Santo sia rappresentato dalla colomba (Mt 3,16 ; Mc 1, 10 ; Lc 3, 22 ; Gv 1, 32) deve essere interpretato sullo sfondo biblico.

La colomba è un'immagine per parlare d'Israele di cui il Signore è lo sposo[2], un'immagine che designa il popolo, un popolo da costruire o da salvare, da riunire in una nuova Alleanza. In armonia col simbolo della colomba, l'Annunciazione è una Alleanza, l'Incarnazione è un matrimonio dell'umanità con Dio.

La colomba è pure un animale per il sacrificio (Lv 12,8) che annuncia l'offerta del Cristo. Abbiamo detto che Maria e Giuseppe sono stati capaci di un atto di offerta, di un sacrificio personale che supera ciò che la legge prescriveva. La Presentazione di Gesù al tempio poteva essere un'offerta per tutto il popolo ebreo, "per la loro purificazione" (Lc 2, 22).

Al Giordano, Giovanni Battista dichiara che Dio può dalle pietre fare spuntare figli di Abramo (Mt 3,9 e Lc 3,8). Le pietre significano i pagani. La frase significa che i pagani possono entrare nell'alleanza; per la loro conversione e per la grazia di Dio, ne diventano degni. Al Giordano, la missione che comincia per Gesù non sarà la fine di un Esodo, ma un nuovo Esodo, verso il mondo intero.

Da un punto di vista mariano, questa accoglienza dei pagani nell'alleanza è presente nel racconto di Matteo quando Maria accoglie i magi venuti ad adorare il bambino Gesù (Mt 2,11) e nel racconto di Luca che sottolinea la residenza di Maria a Nazaret, una città della Galilea (Lc 1,26): nella Galilea delle nazioni, la Galilea dei pagani, o ancora quando san Luca fa risalire la genealogia di Gesù ad Adamo (Lc 3, 38) rendendolo così solidale di ogni uomo.

Ed ancora,

Al Giordano, la voce del Cielo dice chi è Gesù : Figlio del Padre. Maria serba il mistero sin dall'annunciazione...

Al Giordano, il gesto di Gesù prefigura sua passione per i peccatori. Maria sarà presente al calvario... 


[1] J. Bernard, Torah et culte chez les Rabbins, confessions divergentes, dans Mélanges de science Religieuse, Lille, Janvier-mars 1997 pp. 38-71

[2] Os 7,11 ; 11,11 ; Sal 55,7 ; Ct 1,15 ; Ct 2,14 ; Ct 5,2

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Estratto da Françoise Breynaert

 

 

A l'écoute de Marie, tome I, (préface Mgr Rey)

 

 

Brive 2007, p. 131-133