Alcuni criteri di esegesi e le loro limite

Alcuni criteri di esegesi e le loro limite

Non è da tacere che tra Gesù e la redazione dei vangeli si pone la comunità cristiana, che aveva le sue istanze (cf. la trasmissione della stesura del "Padre nostro" in Mt 6, 9-13 3 e in Lc 11, 2-4 con la rispettiva diversa finalità). Ecco perché i esegeti hanno cercato criteri per avvicinare l'evento di Cristo. Ma nessun criterio è assoluto, e alcuni sono molto criticati.

 

Criteri principali

 

Criterio dell'imbarazzo o della contraddizione

Il criterio può essere così formulato: difficilmente la chiesa primitiva avrebbe creato del materiale che avrebbe messo in imbarazzo il suo creatore o indebolito la sua posizione nelle discussioni con gli avversari. L'esempio più evidente è il battesimo di Gesù, considerato senza peccato e superiore a Giovanni il Battista, che predicava un "battesimo di penitenza per la remissione dei peccati".

 

Criterio della discontinuità

Questo criterio è formulato nei seguenti termini: "Quanto risulta difforme dalle tendenze dell'ambiente, ebraico prima e cristiano poi, è certamente di Gesù".

 

Ad esempio : Nel mondo greco e palestinese d'allora era il discepolo che si sceglieva il maestro. Gesù fa esattamente il contrario: egli si sceglie quel gruppo che è conosciuto come il gruppo dei dodici (Mc 1, 16-20; Mt 4, 18-19; Lc 5, 1-11).

 

Altro esempio : L'uso dell'Amen come premessa del discorso, anziché come conclusione o risposta finale, capovolge l'andamento del discorrere. L'Amen infatti equivaleva ad un sì o ad un auspicio.

 

Criterio della molteplice attestazione

L'attestazione multipla che consiste nel rinvenimento di un elemento presente in più tradizioni diverse (marciana, Q. tradizioni singole di Mt. Lc, Giovanni, Paolo, ecc. ) o in più di una forma letteraria (p. e. parabole, dispute, aforisma, profezia, miracoli). Alcuni esempi : che Gesù abbia parlato in qualche modo del regno di Dio o regno dei cieli ha una larga attestazione nei sinottici ed anche in Giovanni, e in Paolo, ed è presente in vari generi letterari (parabole, beatitudini, preghiere, aforismi, ecc.). Altri esempi di larga attestazione sono i detti di Gesù sul pane e sul vino nell'ultima cena (Mc 14, 22-25; 1 Cor11, 23-26; cf Gv 6. 51-58), la contestazione del facile divorzio (Mc 10, 11-12; Lc 16, 18; 1Cor 7, 10-11); la purificazione del tempio, (Mc 13, 2; 14, 58; Gv 2 14-22).

Tuttavia esistono frasi o detti che pur essendo solitari hanno probabilità di essere stati pronunciati da Gesù, così l'invocazione Abbà, e i due imperativi effathà e Talithà qumi. Questa possibilità nota un limite di questo criterio.

 

Criterio della coerenza

Questo criterio presuppone l'esistenza dei criteri precedenti, dai quali dipende, e sostiene che altri detti o fatti di Gesù congruenti con i criteri sopra elencati, hanno buona probabilità di essere storici.

 

Criterio del rifiuto e dell'esecuzione

Qui si tratta di individuare quali detti o fatti storici di Gesù abbiano provocato la sua morte violenta e la sua crocifissione come "re dei giudei".

 

Criteri secondari

Criterio degli aramaismi

È un criterio che a prima vista sembrerebbe mettere al sicuro alcuni detti di Gesù riconosciuti aramaizzanti a causa del vocabolario, della grammatica, della sintassi, del ritmo e della rima presenti negli attuali vangeli in lingua greca e sarebbero segnali della loro autenticità. Ma non è facile dire che un detto in un greco elegante non risale a Gesù se il traduttore ha avuto di mira una valenza funzionale e non letterale; viceversa se il traduttore ha fatto una versione letterale e rigida di un detto, non ne segue che sia di Gesù. L'attuale corrente filologica ritiene che i così detti "semitismi" non siano tali .

 

Criterio della vivacità narrativa

Criterio caro a Taylor, è stato applicato particolarmente a Marco e può essere riconducile alla seguente definizione: la vivacità e i dettagli concreti sono da considerare indicatori di un resoconto fatto da testimoni oculari e segno di alto valore storico.

L'obbiezione fatta è quella che ogni abile scrittore può conferire vivacità a qualunque racconto, per quanto non storico, per esempio le favole, le novelle, i romanzi. Come la vivacità non è un criterio per parlare di storicità, così una narrazione ridotta all'essenziale non è necessariamente astorica (1).

 

Criterio della tendenza di sviluppo della tradizione sinottica

Si propone di isolare le leggi dello sviluppo entro la tradizione sinottica. La scuola della forma muove in questo modo: poiché la tradizione sinottica si sviluppa da Marco a Matteo e a Luca, si presume la tendenza a rendere i dettagli più concreti, ad aggiungere alle narrazioni nomi propri, ad eliminare gli aramaismi...

Il difetto di base del criterio è che non si possono stabilire regole certe di sviluppo della tradizione sinottica e poi applicarle alla tradizione primitiva orale.

 

Criterio della presunzione storica

Il criterio chiama in causa il dibattito su chi graviti l'onere della prova: su chi nega la storicità o su chi l'afferma? Alcuni affermano che chiunque intende isolare un detto o un'azione autentici di Gesù lo deve dimostrare; altri, considerando i resoconti antichi ai quali si presta credito e sul fatto che i testimoni oculari del ministero di Gesù erano i capi della comunità primitiva, affermano l'opposto, cioè che l'onere della prova gravita su coloro che screditano come non autentico un detto o un avvenimento narrato.

 


(1) Cf. MEIER J. P., Un Ebreo marginale, op. cit. pp. 178-179.


Elio Peretto